Moda e design cambiano velocemente, con nuovi trend che nascono e muoiono ogni giorno. E se fino a qualche decennio fa c’era il rischio che la sostenibilità potesse apparire come l’ennesimo trend del momento, oggi, fortunatamente, è tutta un’altra storia.
La sostenibilità, in tutte le sue sfaccettature (ambientale, economica e sociale), è un movimento consapevole e in costante crescita, ormai inarrestabile, un po’ come quelle maestose onde oceaniche tanto amate dai surfisti.
Lungo il nostro percorso, abbiamo imparato che la sostenibilità può assumere diverse sfumature e gradi di profondità ed essere ispiratrice. Così un giorno, con in testa la domanda “come possiamo dare il nostro contributo?” e una vela usata tra le mani, abbiamo trovato la risposta e gettato le fondamenta del nostro manifesto.
L’obiettivo di JUNKLE.
Ispirare consumi responsabili attraverso l’upcycling di vele usate, deadstock di tessuti da esterni e leftover di PVC prossimi alla dismissione, per creare prodotti made-to-last, fatti per durare.
Questo è l’obiettivo di JUNKLE. Lo sappiamo, alcuni di questi termini possono sembrare bizzarri, ma così non è. Parole come upcycling, leftover e deadstock, ma anche circular economy, riciclo e carbon footprint, potrebbero sembrare mode temporanee, quando non lo sono affatto.
Forse è il caso di fare un po’ di chiarezza in questo marasma, così la prossima volta che ne sentirai parlare saprai come stanno le cose e quali riguardano JUNKLE.
La circular economy è un modello che prevede condivisione, prestito, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti esistenti, generando valore il più a lungo possibile. Questo virtuoso approccio minimizza gli sprechi, massimizza l’uso delle risorse e riduce i rifiuti azzerando, riducendo o, nel peggiore dei casi, procrastinando la loro carbon footprint.
La carbon footprint è la misura dell’impatto ambientale di individui, organizzazioni o prodotti, espressa in emissioni di gas serra. È facilmente intuibile che l’impatto ambientale generato da rifiuti di derivazione sintetica è di gran lunga maggiore di quello generato da rifiuti a base organica.
Il riciclo è uno dei pilastri della circular economy. Consiste nel riportare un materiale usato al suo stato originale, anche con una leggera perdita di qualità, attraverso un processo di trasformazione industriale.
L’upcycling è un riciclo più sofisticato. Si tratta di individuare in un oggetto usato le sue migliori caratteristiche, le meno mutabili e ancora performanti, per trasferirle in un prodotto nuovo, con una diversa funzione. Un upgrade, insomma. Ma serve una buona dose di ingegno, sperimentazione… e fortuna. Inoltre, è giusto precisare come l’upcycling non abbia bisogno di processi di trasformazione industriali, di conseguenza la quantità di energia impiegata per la produzione è sempre minima.
E arriviamo a deadstock e leftovers, termini inglesi, ma ormai di uso comune. I deadstock, letteralmente scorte morte, sono stock di materiali rimasti invenduti per sovrapproduzione (previsioni di vendita errate) o perché le vendite sono inaspettatamente crollate o non sono mai decollate. I leftovers, invece, sono gli avanzi di lavorazioni precedenti, ciò che resta.
In entrambi i casi, si tratta di materiali ancora in perfetto stato, perché mai impiegati, ma che rischiano di diventare rifiuto, a meno che qualcuno non li trovi prima e decida di dargli una seconda vita.
Till the wind blows. L’upcycling.
L’upcycling nel mondo della moda non è una novità. Vivienne Westwood ne è stata una pioniera, ispirando fino ai giorni nostri le collezioni di griffe come Stella McCartney. Non è una novità e non è nemmeno “avanguardia pura” – come direbbe Meryl Streep ne “Il Diavolo Veste Prada” – bensì è una necessità.
L’upcycling può fare davvero la differenza. Anche se spesso viene visto come “semplice riciclo di cose vecchie” (spoiler alert: non è così), è capace di dar vita a prodotti durevoli, di alta qualità e, se trattati correttamente, pronti per essere riciclati ancora. Unendo materiali, a volte anche improbabili, con peculiari caratteristiche e lavorazioni virtuose, l’upcycling può diventare una vera rivoluzione e non solo nel mondo della moda.
Una delle primissime azioni di JUNKLE, sin da quando eravamo ancora una piccola bottega artigiana, è stata quella di iniziare a sperimentare l’upcycling delle vele usate.
Lo studio delle caratteristiche del materiale, nel nostro caso, delle varie tipologie di vele usate, ha costituito una tappa fondamentale della nostra formazione e preparazione sui processi di upcycling.
L’upcycling, d’altronde, si affida incondizionatamente a una delle più note buone prassi dell’industrial design, la cosiddetta adeguatezza allo scopo (fitness for purpose), secondo cui una determinata forma, realizzata con una determinata quantità di materiale, deve risultare adeguata a svolgere la funzione tipicamente richiesta dal prodotto che si sta progettando.
Abbiamo presto imparato a:
- conoscere la funzione che ogni specifico tipo di vela usata ha ricoperto e il modo in cui è stata progettata;
- scoprire i picchi di sollecitazione sopportati e i più comuni punti di rottura e deterioramento;
- intercettare una specifica qualità invariante, che non sia soggetta a particolari variazioni nel tempo;
- individuare il nuovo prodotto (o famiglia di nuovi prodotti) la cui funzione, forma e sollecitazioni tipiche rendono adatto l’impiego di uno specifico tipo di vela usata.
Leftover e deadstock. JUNKLE hunters.
È iniziato ad arrivarci di tutto in bottega.
Abbiamo presto realizzato che non potevamo limitarci al solo upcycling delle vele usate. Lo stesso quartiere di Palermo che ci ospita, si è presto rivelato una fonte di approvvigionamento di materiali inaspettati.
Parliamo di avanzi e scarti di produzione – i cosiddetti pre-consumed leftover – ricevuti da artigiani che regolarmente lavorano il PVC o di deadstock, vere e proprie scorte ‘morte’, di tessuti per le tende dei mercati che spesso giacciono dimenticati nei magazzini. Tutti materiali ancora in ottime condizioni, che ogni giorno rischiano di essere scartati prima ancora di iniziare a utilizzarli. Non è paradossale?
Ogni scampolo, pezza, avanzo di questi materiali recuperati ha una sorta di superpotere. I suoi colori e le sue qualità suggeriscono spesso ciò che aspira a diventare. Ma bisogna conoscerlo, rispettarlo e comprendere come meglio potrà adattarsi a una specifica lavorazione e a una particolare forma per trasformarsi in un nuovo prodotto.
Per questo oggi andiamo a caccia di materiali dimenticati in maniera attiva, senza aspettare che ce li portino. E quando lo facciamo, il pretesto è bello e buono per parlare con la gente di sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Il rapporto tra JUNKLE e la comunità, nel luogo che ci accoglie, è fortissimo e irrinunciabile. Può apparire scontato affermarlo, ma sperimentiamo ogni giorno che non lo è. Nella nostra comunità coltiviamo relazioni, facciamo circolare messaggi, riceviamo doni e accogliamo richieste. E per noi è vitale.
Fatti per durare, facili da riparare, pronti per rinascere.
Circolari a tutto tondo.
JUNKLE abbraccia la circular economy per davvero, provando a evitare anche i piccoli compromessi.
I nostri prodotti sono “made to last”, cioè fatti per durare, e “fixable” per essere facilmente riparati. Non vogliamo che li butti via al primo segno di usura. Per questo, se pensi di non farcela, ci troverai sempre disponibili ad aiutarti nella loro riparazione. Uno dei nostri motti è “Riparato è rock”, perché come il rock, anche la riparazione rappresenta un piccolo gesto di ribellione contro l’establishment.
E se un giorno decidessi di non usare più uno dei nostri prodotti? Potrai restituircelo.
Gli daremo una nuova vita. Questa è una nostra promessa.
JUNKLE e gli scraps. The dump can wait.
Gli “scraps” di vele, tele o PVC non vengono mai sprecati. Infatti, li utilizziamo per creare prodotti di dimensioni ridotte, procrastinando ancora una volta la messa in discarica dei materiali impiegati.
Portafogli, piccoli astucci e portachiavi sono tutti realizzati con le rimanenze di nostre lavorazioni di prodotti di dimensioni maggiori o con frammenti di prodotti JUNKLE usati e alla fine restituiti.
Ogni pezzo conta e ogni prodotto JUNKLE, piccolo o grande che sia, partecipa a questo ciclo.



